Morto Maradona, un’icona mondiale che ha cambiato l’Argentina e Napoli


Se ne è andato l’artista del pallone, l’anima del suo paese e della città che ha sempre adorato. Pur con tutte le sue contraddizioni, è stato un eroe per tanti, soprattutto gli ultimi

Ultim'ora drammatica proveniente dai media argentini: Diego Armando Maradona, il miglior calciatore di tutti i tempi, è morto questo mercoledì all'età di 60 anni dopo aver subito un arresto cardiorespiratorio. Inutlie il soccorso di tre ambulanze al Barrio San Andres, suo domicilio attuale a Buenos Aires

Diceva Michel Platini, uno che l’ha sfidato tante volte e di sicuro ha un’alta considerazione di se stesso: “Quel che io faccio con un pallone Maradona lo fa con un’arancia”. Populista, peronista, castrista, seguace di Che Guevara, anima di Buenos Aires e cuore di Napoli. Diego è stato questo e tanto altro, impossibile in poche righe inquadrare uno dei pochi miti veri, raccontato in libri, film, serie tv e rotocalchi. Mito in vita, mentre da Che Guevara a James Dean, altri sono morti giovani, diventando dopo personaggi letterari.

Per l'Equipe, il giornale francese di calcio, è 'la morte di un Dio'. Come nel resto del mondo, ma naturalmente ancora di più, è choc a Napoli: la notizia, alla quale molti stentano a credere, è rimbalzata sui telefonini. In pieno centro, in piazza Municipio una sola voce: "Maradona era il più grande di tutti". Anche a Fuorigrotta, dove si trova il San Paolo, tempio calcistico di Maradona, c'è chi si commuove ai ricordi per le sue straordinarie giocate. E una donna dice: "Questo 2020 è veramente l'anno peggiore".

La morte di Diego Maradona è stata annunciata anche nell'Aula del Senato. "Non so se è opportuno, ma lo faccio, devo purtroppo annunciare che è scomparso Maradona, il calciatore che credo in Italia abbia molto influito sulla passione per questo sport. Alla famiglia e ai tifosi che lo hanno amato le mie condoglianze": lo ha detto Ignazio La Russa, dallo scranno di presidente di turno dl Senato, durante i lavori a Palazzo Madama.

 

L'attaccamento a Napoli

Nessuna città si è mai identificata tanto come Napoli con Diego, somigliandosi in tutte le contraddizioni. Famiglia e amanti. Bellezza e spreco. Amore e droga. Sullo sfondo il riscatto per gli ultimi, la lotta contro i padroni, del calcio e non solo. Il no alla Juve. Diego ha vissuto la città sino in fondo, scendendo negli inferi, nelle zone più buie. Ma regalando il periodo più solare. A volte si fermava con la macchina in una curva panoramica di Posillipo, si godeva il panorama sul Golfo e ringraziava Dio per quella fortuna. Diceva: “A Napoli ho passato sette anni, ma nel mio cuore contano il triplo per il legame che ho con quella splendida gente”. Cui ha portato due scudetti, una Coppa Uefa, una Supercoppa, una Coppa Italia e soprattutto la felicità di recarsi alla domenica a Fuorigrotta sapendo di assistere ogni volta a qualcosa di straordinario. Ha vinto anche al Boca e a Barcellona qualcosa, ma nulla che possa essere paragonato all’intensità di quanto successo a Napoli. Oggi c’è una generazione di Diego Armando, ormai ultratrentenne, che potrà tramandare quelle gesta, che vivono in ogni angolo della città.

Maradona Napoli calcio

Da un murale a un altarino. Perché a Napoli e non solo è stato anche per una generazione unità di misura. Se facevi qualcosa di straordinario nella tua vita eri “a livello e Maradona”. Se la sparavi grossa subito ti rispondevano: “E chi ti credi di essere? Maradona?”. Ora che ha raggiunto gli adorati genitori Doña Dalma e Don Diego, magari non sentiremo più i benpensanti che per una vita lo hanno giudicato e condannato. Adesso di Diego resterà la favola dell’eroe che infiammò una nazione e rese felici i napoletani. Ma è tutto vero.

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Nikita Sharma 2 mesi fa

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